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Giordano Bruno, detto il nolano, è stato un filosofo, scrittore e monaco italiano appartenente all’ordine domenicano vissuto nel XVI secolo. Il suo pensiero, inquadrabile nel naturalismo rinascimentale, fondeva le più diverse tradizioni filosofiche — materialismo antico, averroismo, copernicanesimo, lullismo, scotismo, neoplatonismo, ermetismo, mnemotecnica, influssi ebraici e cabalistici — ma ruotava intorno a un’unica idea: l’infinito, inteso come l’universo infinito, effetto di un Dio infinito, fatto d’infiniti mondi, da amare infinitamente.

Per queste argomentazioni e per le sue convinzioni sulla Sacra Scrittura, sulla Trinità e sul Cristianesimo, Giordano Bruno, già scomunicato, fu incarcerato, giudicato eretico e quindi condannato al rogo dall’Inquisizione della Chiesa cattolica. Fu arso vivo a piazza Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600, durante il pontificato di Clemente VIII.

Nel corso della sua vita il filosofo ha errato per l’Europa, riuscendo in ogni corte o luogo dove trovava ospitalità a irritare i suoi momentanei benefattori o datori di lavoro. Ovunque si trovasse nel suo eterno peregrinare si è segnalato per la vivacità del temperamento e l’ingegno brillante. Un carattere non facile, un amante eccessivo delle sue idee e della sua verità. Ebbe per tutta la vita l’uzzolo della provocazione e del litigio. Uno scomodo. Come oggi non ce ne sono più.

In questo spazio lo celebro a modo mio. Raccontandovi luoghi e sensazioni. Gozzovigli e facezie. Con gli occhi di chi continua a guardare la realtà credendo di avere ancora il tempo di cambiarla, con l’ambizione di non venire messo al rogo.