Franca Orsini
SANT'ANTIMO - I carabinieri del Gruppo di Castello di Cisterna, hanno dato esecuzione all’ordinanza cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, ed arrestato 33 persone, indagate a vario titolo indagate per i reati di associazione di stampo camorristico, armi, usura, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, corruzione ed estorsione in danno di imprenditori e commercianti. Vengono così decapitati i clan attivi nella zona nord della provincia di Napoli, in particolare tra Sant’Antimo e Casandrino.
IN MANETTE I NUOVI BOSS Tra gli arrestati Stefano Ranucci (‘o minorenne), 37 anni; Antonio Verde (capariccia), figlio del capo storico del clan Verde, Francesco detto ‘O Negus. Ranucci e Verde erano gli attuali reggenti dei sodalizi che imperversano nell’area. Vincenzo Marrazzo (enzuccio l’elettrauto), capo dell’omonimo clan di Casandrino. Biagio D’Agostino e Antonio Silvestre, capi di un clan emergente opposto al quello dei Marrazzo.
IL CLAN NASCENTE Quanto a quest’ultimo clan, dalle attività di intercettazione è emerso, tra le altre cose, che intorno all’aprile del 2007, a D’Agostino, personaggio storicamente già ritenuto contiguo prima alla cosca dei Ranucci e poi a quella dei Puca, nella qualità di esponente apicale della neoistituita organizzazione, a seguito di accordi con i tre clan storici santantantimari, fu riconosciuta una percentuale pari al 25% sulle attività illecite nel territorio di Casandrino.
LA SPARTIZIONE Vi sono poi Luigi Di Spirito, Pasquale Puca e Francesco Scarano, che insieme a Verde e Ranucci rispondono non soltanto del reato di partecipazione ai rispettivi clan di origine, ma anche del reato di concorso esterno nella diversa organizzazione di stampo camorristico denominata D’Agostino ??" Silvestre, per aver fornito, nella qualità di promotori ed esponenti apicali dei clan camorristici rispettivamente denominati clan Puca, clan Ranucci, e clan Verde, operanti a Sant’Antimo e hinterland, un rilevante contributo all’associazione D’Agostino -Silvestre, contributo consistito nel deliberare, in accordo e d’intesa con i vertici di quest’ultimo clan, criteri e modalità di ripartizione tra i diversi sodalizi delle percentuali di guadagno derivanti dalla commissione dei predetti reati, in base al quale al clan D’Agostino- Silvestre veniva attribuita la percentuale del 25 per cento dei proventi delle attività illecite per la zona di Casandrino e località limitrofe.
IL CODICE DEGLI AFFILIATI Tra i componenti del clan D’Agostino- Silvestre sono stati arrestati Biagio D’Agostino, Antonio Silvestre, Franca Orsini, moglie di Silvestre, Santo D’Agostino, figlio di Biagio, Santo Maggio, Luigia Maria Di Donato, suocera di Silvestre Antonio Paciolla. Antimo Luigi Bencivenga, Vincenzo Silvestre. Durante le loro conversazioni telefoniche gli indagati usavano un codice (ad esempio, Ranucci veniva indicato con il nome di Stefania, la ORSINI con il nome di panzarotto, Luigi Di Spirito con il soprannome di Adolfo Celi, Francesco Scarano come “quello del teatro”).
ALTRI ARRESTATI Tra i destinatari del provvedimento restrittivo, inoltre, figurano Eduardo Nuvoletta (figlio del noto boss Angelo, Giacomo D’Aniello, detto mimì o mister, e Emilio Mazzarella , ritenuti entrambi esponenti del clan dei casalesi. Quanto al clan Marrazzo, sono stati raggiunti dall’ordinanza cautelare, oltre al capoclan Vincenzo, il fratello Antonio e la moglie Rosa Petrosino, ritenuti entrambi reggenti del clan in assenza di Vincenzo (detenuto) , nonché Marcello Marrazzo (anche egli fratello di Vincenzo), e Sigismondo Sivo, detto Gimondi.
IL CARABINIERE CORROTTO Tra i destinatari dell’ordinanza cautelare, infine, figura anche un militare dell’Arma dei Carabinieri, indagato per i reati di favoreggiamento e corruzione aggravati dalla finalità di aver agevolato l’organizzazione D’Agostino- Silvestre. Dalle indagini è infatti emerso che nella sua qualità di Brigadiere dei Carabinieri in servizio presso la stazione di Grumo Nevano, a più riprese riceveva da Franca Orsini e Biagio D’Agostino somme di denaro di importo imprecisato, o comunque ne accettava la promessa, per fornire loro sistematicamente notizie ed informazioni coperte da segreto o comunque attinenti alle indagini.