McCurry. Senza Confini al Pan

Come tramutare una mostra fotografica in una esperienza difficile. Ci sono riusciti gli allestitori del Pan per “Steve McCurry. Senza Confini” (fino al 12 febbraio 2017 al Pan di Napoli). Un percorso caotico dove, tra caldo e calca, bisogna fare attenzione a non perdersi gli scatti del fotogiornalista americano. La classica domanda all’ingresso , “vuole l’audioguida?”, che spesso è un mezzo con il quale i neofiti possono provare ad approfondire la conoscenza di un luogo o di un’opera d’arte o un modo per l’ente organizzatore di riuscire a spillare qualche euro in più, è, in questo caso, l’unica possibilità di capire qualcosina nel caos che ti aspetta, non appena varcata la soglia delle sale espositive.

Ma anche l’utilizzo dell’audioguida si rivela inutile per districarsi nel caos di foto poste in ogni dove, senza un apparente senso. Difficile trovare coincidenza tra i foglietti usati per associare allo scatto una data e un luogo. Ma anche quando si riesce a trovare la felice combinazione di foto in corretta visuale, foglietto didascalia e numero di audioguida e finalmente si preme play il risultato diventa presto deludente. La spiegazione affidata allo stesso McCurry diviene presto monotona e ripeteva, finanche banale, come crediamo McCurry non sia.

A voler nobilitare le intenzioni degli allestitori possiamo aggiungere una riflessione. Forse loro stessi volevano creare un’opera d’arte vivente. In effetti ad osservare la composizione della sala piena di gente alla ricerca di una visuale decente, in pose assurde con i cappotti e i maglioni in testa dal troppo caldo, l’audioguida all’orecchio, magari ostacolandosi a vicenda per poter avere ognuno una visuale decente sull’opera scelta per l’osservazione, diviene una vera e propria opera d’arte contemporanea…

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